Missili ipersonici: rottura dell’attuale stabilità strategica tra Stati Uniti, Cina e Russia e rivoluzione nelle tattiche militari

L’avvento degli armamenti ipersonici sullo scenario internazionale promette di incrinare profondamente l’attuale equilibrio strategico tra Stati Uniti, Cina e Russia basato sulla deterrenza dei rispettivi arsenali nucleari. I missili ipersonici si inseriscono nell’emergente categoria delle cosiddette “armi strategiche non-nucleari” in grado di superare potenzialmente qualsiasi attuale sistema di difesa. Quali saranno le conseguenze della nuova corsa alle armi per il futuro della sicurezza internazionale?

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La tecnologia ipersonica si presenta in ambito militare come una rivoluzione nella conduzione dei futuri conflitti armati. In particolare, i missili ipersonici rappresentano la “punta di diamante” delle cosiddette armi strategiche non-nucleari. Sotto quest’ultima categoria vengono generalmente compresi tutti gli armamenti convenzionali di precisione a lungo raggio. Da una parte, il valore strategico dei missili ipersonici è comparabile a quello dei tradizionali missili intercontinentali nucleari (ICBM), tanto che, come sottolineato da Acton, in alcuni ambienti militari si è pensato alla sostituzione progressiva degli arsenali nucleari con missili convenzionali ipersonici. Dall’altra parte, tra le due categorie di armamenti intercorrono decisive differenze che contribuiscono a rendere la tecnologia ipersonica un “game-changer” nella stabilità strategica tra Stati Uniti, Cina e Russia e una criticità su cui dovrebbe concentrarsi maggiormente l’attenzione della comunità internazionale.

Lo sviluppo di armamenti convenzionali di precisione a lungo raggio fu considerato dagli Stati Uniti quando, durante la fine della Guerra Fredda, la precisione dei missili intercontinentali migliorò al punto di non dover necessariamente fare affidamento sulla potenza di una testata nucleare per colpire un obiettivo a grandi distanze. Nel 2003 gli Stati Uniti diedero inizio allo sviluppo del programma Conventional Prompt Global Strike (CPGS) prefiggendosi l’obiettivo di acquisire la capacità di “colpire qualsiasi punto del globo in meno di un’ora di tempo”: lo sviluppo dei missili ipersonici costituisce tutt’ora la tecnologia che risponde in modo ottimale a questa esigenza. Cina e Russia sono gli altri Stati che perseguono in maniera consistente la tecnologia ipersonica militare e le uniche potenze concorrenti agli Stati Uniti in questo campo. È previsto che gli armamenti ipersonici a lungo raggio saranno operativi tra il 2020 e il 2025.

A differenza degli esistenti missili balistici, i missili ipersonici sono quelli che potranno raggiungere e mantenere velocità a regime ipersonico (tra i 5,000 e i 25,000 km/h, all’incirca fino a 20 volte la velocità del suono); non seguono una traiettoria di volo balistica ma prevalentemente orizzontale; possiedono una notevole manovrabilità che gli consente di cambiare bersaglio fino agli ultimi istanti di volo. Queste caratteristiche permettono ai missili ipersonici di oltrepassare i più avanzati sistemi di difesa e, se individuati, di comprimere notevolmente i tempi di reazione degli organi decisionali di uno Stato. Inoltre, se per quanto riguarda i missili balistici armati con testata nucleare esistono vari trattati internazionali che ne limitano sia la proliferazione che lo sviluppo (in particolare, New START; Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty; Missile Technology Control Regime), per i missili ipersonici convenzionali non esiste alcun trattato internazionale che imponga una limitazione allo sviluppo o all’uso di tali armamenti.

Le caratteristiche tecniche dei missili ipersonici e il “vuoto” giuridico in cui si pongono hanno favorito quella che ormai si può definire una repentina corsa alle armi in questo ambito che plasmerà gli equilibri della sicurezza internazionale nella prossima decade. Infatti, gli Stati non dotati di armamenti ipersonici saranno portati ad acquisirli, in quanto si troverebbero in una situazione di netto svantaggio strategico rispetto agli Stati già in possesso degli stessi. Questo scenario riguarda in primis Stati Uniti, Cina e Russia, la cui stabilità strategica, fondata largamente sui rispettivi arsenali nucleari, verrebbe rivoluzionata qualora uno di questi Stati si dotasse di un cospicuo arsenale di missili ipersonici convenzionali. Infatti, essendo in grado di oltrepassare i più avanzati sistemi di difesa (cosiddetti Anti-Access/Area Denial Systems), un attacco con missili ipersonici è in grado di distruggere i siti di lancio dei missili intercontinentali nucleari e i centri di comando e controllo ostili, “disarmando”, in un brevissimo lasso di tempo, lo Stato che subisce l’attacco. Inoltre, anche nel caso in cui lo Stato colpito mantenga intatta una parte dell’arsenale nucleare si porrebbe il fondamentale ostacolo, giuridico e politico, di rispondere ad un attacco convenzionale con un contro-attacco nucleare. Infatti, una delle peculiarità delle armi strategiche convenzionali, e quindi dei missili ipersonici, è quella di essere “più facilmente utilizzabili” rispetto alle armi strategiche nucleari, poiché non creano gli stessi effetti negativi, in termini materiali e politici, determinati dall’uso di armi atomiche.

Non a caso, quindi, Stati Uniti, Cina e Russia possiedono la tecnologia ipersonica militare allo stadio più avanzato; seguono la Francia, l’India e l’Australia. Inoltre, si inseriscono in questo scenario numerosi centri accademici che fanno assumere una dimensione internazionale alla ricerca scientifica in questo campo. Infatti, la tecnologia ipersonica è caratterizzata da un uso duale, ossia può essere utilizzata per scopi sia civili sia militari, che contribuisce alla diffusione di tale tecnologia. Ciò potrebbe portare a ripercussioni geopolitiche negative qualora uno Stato acquisti tecnologia ipersonica per scopi civili, per esempio nell’ambito dell’aviazione civile e commerciale, ma successivamente cambi intenzione e la adoperi per scopi militari.

In effetti, oltre alle incognite per la futura stabilità strategica tra Stati Uniti, Cina e Russia, l’incontrollata proliferazione di armamenti ipersonici si presenta come una rilevante criticità. La diffusione di questi armamenti darebbe la possibilità anche alle forze armate meno avanzate o a gruppi paramilitari di minacciare le maggiori potenze o le potenze regionali, contribuendo alla destabilizzazione di intere aree del globo. Dall’altra parte, è da tenere in considerazione invece una proliferazione mirata, ossia la cessione di armamenti ipersonici ad alcuni Stati per il solo fine di bilanciare (o ribaltare) gli equilibri militari in alcune aree. Un esempio di queste dinamiche, come sostenuto da Speier e Nacouzi, è rappresentato dalla recente esportazione del missile CM-400AKG da parte della Cina al Pakistan a fronte della cooperazione Russo-Indiana per la realizzazione del missile ipersonico Brahmos 2.

Nel futuro più prossimo il dilemma più importante riguarderà la revisione della stabilità strategica tra Stati Uniti, Cina e Russia, poiché l’avvento delle armi ipersoniche renderà la deterrenza fondata sui missili balistici nucleari e sugli esistenti sistemi di difesa anti-missile sempre più complessa. Come fanno notare alcuni analisti, ciò dovrà avvenire attraverso la conclusione di un trattato di non proliferazione degli armamenti ipersonici e l’istituzione di strumenti internazionali di controllo sulle esportazioni di tecnologia ipersonica. Inoltre, il nuovo equilibrio dovrà essere riscritto tenendo in considerazione che, in base alla teoria delle relazioni internazionali ed in particolare al cosiddetto “dilemma della sicurezza”, è più facile costruire e sostenere una stabilità basata sulla presenza di armi in funzione difensiva piuttosto che sulla presenza di armi in funzione offensiva, quali i missili ipersonici.

Dinanzi alle numerose incognite sembra potersi affermare con certezza che nei futuri conflitti armati prevarrà chi saprà “muoversi” a velocità ipersoniche.

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